Il MuSa riapre: dal 21 maggio 2021 al 9 gennaio 2022!

Mostre GENERAZIONI DI DUE GUERRE

GENERAZIONI DI DUE GUERRE

Dal 24 settembre 2021 al 9 gennaio 2022

MuSa, Civica Raccolta del Disegno di Salò


a cura di Annalisa Ghirardi

Sintetici cenni di un’epoca travagliata e complessa attraverso le opere della Civica Raccolta del Disegno di Salò

Apre l’esposizione un ritratto di Gabriele d’Annunzio. L’immagine è emblematica, non solo perché raffigura un protagonista della vita intellettuale, politica e militare italiana tra Otto e Novecento, ma anche perché i suoi lineamenti sono stati immortalati da Romolo Romani, un artista che, sebbene sconosciuto ai più, merita attenzione. Il suo nome compare nel primo Manifesto dei Pittori futuristi, letto al Politeama Chiarella di Torino l’8 marzo 1910. Nonostante l’artista, per motivi non noti, si allontani quasi subito dal gruppo -tanto che la sua firma non compare nel Manifesto pubblicato successivamente-, il confronto con i colleghi fu in grado di influenzarlo. In ambito artistico ciò è evidente ad esempio nell’indagine dei rapporti tra musica e disegno, suggestionati anche dalle teorie scientifiche sulla propagazione delle onde nei liquidi e nell’aria, come si può vedere nell’opera esposta: Goccia. L’artista, inoltre, è considerato uno dei precursori dell’astrazione pittorica e meriterebbe, in tal senso, una collocazione nel panorama artistico europeo.

In questa selezione espositiva, Romani è l’unico ad essere morto prematuramente nel 1916, a conflitto bellico aperto, quando il nazionalismo e la speranza in una guerra come  “sola igiene del mondo” poteva ancora essere motore propulsivo in cui credere (e illudersi), tutti gli altri artisti hanno invece attraversato cronologicamente entrambe le due guerre mondiali, vivendone inevitabilmente le contraddizioni, il dolore e persino la tragedia più estrema. Molti combatterono ed alcuni furono persino internati: Zoran Mušič e Aldo Carpi furono deportati in campi di concentramento, Corrado Cagli esiliò per gli attacchi antisemiti e successivamente, arruolato nell’esercito americano, partecipò allo Sbarco in Normandia.

Lo scenario geografico coinvolto non è esclusivamente quello italiano, ma più ampiamente l’Europa e l’America (Wilfredo Lam e Lucio Fontana ci portano a  Cuba e in Argentina). 

Ci si chiede quale sia stato il ruolo dell’arte nell’attraversamento di tali vicende. Luogo di rifugio, balsamo di profonde ferite, ma anche veicolo di ideali, strumento per documentare, diario di narrazione, canovaccio di una storia che molti avrebbero preferito dimenticare. Per chi volesse indagare le biografie degli artisti molti sono i tasselli che si aggiungono nell’esplorazione di un’epoca.

Nel percorso cronologico creato dalle opere, tracciamo un lasso di tempo che attraversa quasi un secolo, abbracciando un prima e un dopo, consapevoli che l’opera sia frutto dell’esperienza umana e porti pertanto con sé il vissuto esperito, anche quando non è esplicitato. Va posta attenzione anche al fatto che, a partire dal secondo decennio del XX secolo, nacquero anche linguaggi aniconici, lontani dal concetto di rappresentazione della realtà, quali l’arte astratta, e, a seguire la seconda guerra mondiale, l’arte informale.

Molte opere esposte sono rappresentative di un secolo denso di travagli, rivoluzioni, che hanno inoculato rapidi e profondi cambiamenti. Dalla narrazione all’evocazione, dal linguaggio figurativo a quello astratto, dalla libertà dell’arte all’eco del ricordo che non si è mai placato (basti pensare alla tragicità ancora presente nelle opere tarde di Zoran Mušič, il quale nel 1944 fu deportato al campo di concentramento a Dachau).

Figlie di una poetica del racconto per immagini, sono senza dubbio le pagine di taccuino del salodiano Angelo Landi, che collochiamo nel panorama sociale dell’epoca fascista, come si evince nell’immagine di giovani sportivi, esposta nella mostra I giovani sotto il fascismo. Il progetto educativo di un dittatore, e nei rapidi schizzi di questa sezione, tra cui si osservano anche uomini in azione punitiva. 

Angelo Landi nel primo conflitto bellico fu “pittore di guerra”, come lo fu Graham Sutherland nel secondo; da un approccio naturalistico, di trascrizione, che coinvolse inizialmente entrambi i pittori e che si mantenne nel primo, il pittore inglese passa, di fronte ai bombardamenti di Londra nel 1940, ad un linguaggio surrealista, del resto la guerra stessa ha in sé un aspetto incomprensibile, surreale. La Civica Raccolta del Disegno non possiede opere di questo ciclo, ma una sua opera non datata -sicuramente più tarda- in cui campeggia una grande ed enigmatica tartaruga.

In questo excursus non poteva mancare l’opera di Mario Sironi, figura di spicco della pittura italiana, aderente prima al Futurismo e poi al gruppo del Novecento Italiano, di cui è nota la posizione interventista e la successiva adesione al Fascismo. Le opere sono frutto di uno sviluppo artistico incastonato nella società, in particolare modo nel corso del XX secolo gli artisti parteciparono spesso in modo attivo alla politica, tra tensioni che li vedono schierarsi in posizioni divergenti (Osvaldo Licini fu tra i sostenitori del Comitato di Liberazione Nazionale, come partecipanti alla Resistenza furono Renato Birolli, Atanasio Soldati, Pinot Gallizio, Giulio Turcato e tanti altri). A tal proposito, significativa è la posizione di Corrente, nome della rivista diretta da Ernesto Treccani (del quale in Collezione si conserva un disegno) e del movimento artistico culturale omonimo, che rappresenta una importante realtà di opposizione e antifascista. In questa esposizione sono presentate una carta di Renato Birolli e una di Ennio Morlotti, tra i protagonisti di questo movimento (nelle mostre organizzate presenziarono anche Giacomo Manzù e Lucio Fontana- di cui la nostra Collezione possiede un’opera legata allo Spazialismo- artista che, tra l’altro, precedentemente aveva accettato numerose commissioni fasciste). Il movimento raggruppato attorno a Corrente, dopo la Liberazione, fu promotore del Fronte nuovo delle arti. Tra i firmatari del manifesto troviamo molti artisti di cui la Civica Raccolta possiede almeno un’opera: oltre a Birolli e Morlotti, Renato Guttuso, Emilio Vedova, Alberto Viani, Giulio Turcato (in mostra, per necessità espositive, vi sono solo alcune delle opere).

Apriamo un’ultima finestra sulla donna-artista. In un’epoca in cui la donna era per lo più custode del focolare domestico non ci stupisce che la figura femminile sia presenza sparuta nel panorama artistico, presenza rara, ma non necessariamente di secondo piano, come il caso di Regina, protagonista del Secondo Futurismo negli anni Trenta e dell’Arte Concreta negli anni Cinquanta.

Come si evince, molte di più sono le vicende storiche e culturali che le opere e la vita degli artisti presenti in questa piccola esposizione possono evocare, ci auguriamo pertanto di aver lasciato allo spettatore la curiosità di sfogliare altre carte.

durante una guerra lunga e crudele e un dopoguerra sconvolto e senza pace 

mi trovai alla deriva su strade non mie, […] lentamente la musica mi ha richiamato”.

(Fausto Melotti, Discorso pronunciato al conferimento del Premio Rembrandt della Fondazione J.W. Goethe di Basilea nel 1974)