Il museo riapre sabato 9 Aprile dalle 15.30 alle 18. Per prenotazioni scolaresche e gruppi: info@museodisalo.it - 3389336451

Collezioni d’arte

L’arte di una capitale (1426-1797)

Durante i secoli della Serenissima (1426-1797) Salò promosse e consolidò il proprio primato nella Comunità di Riviera attraverso la committenza artistica. Il Duomo, ricostruito dal Comune dal 1453 con l’ambizione di farne il centro religioso dell’intera Comunità di Riviera, è tuttora con la sua architettura e gli splendidi arredi, il simbolo della grandezza salodiana. Il MuSa ospita nella prima sala al primo piano alcune delle opere acquistate per la chiesa cittadina dal Comune: di particolare rilievo sono i codici miniati (la Bibbia atlantica, prodotta intorno al 1120-1130 da un atelier romano, e i quattro Graduali) acquisiti dal comune nel 1448 ed esaltati da cronisti e letterati fin dal ‘500.

A Salò Venezia inviava un Provveditore che amministrava la giustizia e il potere: le tavolette lignee policrome in mostra nella seconda sala al primo piano, abbellivano, insieme a molte altre, il soffitto della grande Sala dei Provveditori, ancora oggi esistente presso il Municipio di Salò. Realizzate intorno al 1485, mostrano i simboli del potere veneziano, come il Leone Alato o la Giustizia, con spada e bilancia, ma anche un repertorio straordinario di volti, acconciature, gioielli e abiti del periodo.

Dello splendore della capitale e del Duomo sono eloquente testimonianza anche le preziose tele realizzate da artisti come Palma il Giovane e Zenone Veronese e altri, emblemi della costruzione dell’immagine di capitale perseguita dalle autorità salodiane.

La grande tela di Sante Cattaneo celebra il Provveditore veneziano Marco Soranzo che nel 1786 fece radere al suolo l’imponente Rocca di Manerba, da tempo pericoloso covo di briganti. La Riviera, ritratta come una giovinetta ricca di doni, ringrazia Soranzo, mentre un brigante ridotto in catene viene soggiogato dalla Giustizia, sullo sfondo di un suggestivo scorcio del golfo di Salò.

Gasparo e la liuteria bresciana

Emblema della straordinaria fioritura culturale della cittadina è la figura di Gasparo di Salò, ritenuto l’inventore del violino moderno. Gasparo nacque a Salò nel 1540 e imparò il mestiere di liutaio dal padre per poi aprire bottega a Brescia, dove morì nel 1609. Il contrabbasso Colonna (oggi di proprietà della famiglia Biondo), esposto al primo piano nella sezione dedicata, realizzato da Gasparo intorno al 1590, è uno dei più belli e preziosi strumenti del liutaio salodiano, ancora oggi studiato dai liutai di tutto il mondo per l’eccezionale sonorità e il timbro. Nella teca a fianco del contrabbasso sono esposte copie di strumenti di Gasparo realizzate dal celebre liutaio Bissolotti e dalla Scuola di Liuteria di Cremona. Con la figura di Gasparo, Salò si è confrontata almeno dall’inizio del Novecento: il MuSa ospita una copia dello splendido busto di Gasparo realizzato in marmo da Angelo Zanelli, conservato nella sala consiliare del Municipio per la quale fu commissionato nel 1906 e la Coppa del Liutaio (1924), realizzata dall’argentiere Renato Brozzi su progetto di Gabriele D’Annunzio.

Arte tra Ottocento e Novecento

Il secondo piano del complesso di Santa Giustina ospita una serie di opere esemplari della produzione artistica a Salò tra la metà dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento.

Le difficoltà economiche e sociali legate alla perdita del ruolo dominante sul Garda bresciano e l’instabilità politica non impedirono infatti alla città di partecipare alla cultura artistica ottocentesca.

Il rinnovamento urbanistico avviato in età napoleonica si completò nel 1853 con la realizzazione del cimitero sulla sponda opposta del Golfo: la progettazione della struttura, ben visibile dal MuSa, venne affidata al bresciano Rodolfo Vantini e nella sala ne sono esposti alcuni disegni.

Gli splendidi ritratti fin de siècle restituiscono i volti della società salodiana che guidò la città tra gli anni Ottanta e la I Guerra Mondiale: protagonista assoluto della scena artistica è Angelo Landi (1879 – 1944), affiancato dagli anni ’20 da Anton Maria Mucchi (1871-1945) che tanto peso avrà nella costruzione dell’identità storica della città.

Prezioso è il nucleo di opere di questo artista, recentemente acquisite dal MuSa e provenienti dal Municipio salodiano. Ritrattista e vedutista con influenze macchiaiole e successivamente impressioniste, si formò a Torino all’Accademia Albertina e all’Accademia Carrara di Bergamo, sotto la guida di Cesare Tallone. Oltre ad essere un eccellente pittore, riconosciuto a livello nazionale, fu anche designer di arredi e di gioielli, abile antiquario ed esperto di restauro, regista, fotografo, collezionista d’arte e, non da ultimo, esperto conoscitore e studioso della storia, della topografia, dell’archeologia e dei monumenti gardesani, tanto da essere nominato dalla Soprintendenza Ispettore Onorario per il Garda. A lui si deve la nascita del Museo Archeologico di Salò.

Di San Felice del Benaco era Angelo Zanelli (1879-1942) di cui il MuSa espone un inedito, intenso busto di Giuseppe Zanardelli (il politico bresciano che con il suo appoggio permise alla città di rinascere dopo il rovinoso terremoto che la danneggiò gravemente nel 1901) e un bozzetto per il fregio del Campidoglio di Cuba, che ne testimonia la grande fama internazionale.

La Civica Raccolta del Disegno

Al terzo livello della chiesa di Santa Giustina è esposta una selezione a rotazione dei fogli della Civica Raccolta del Disegno, un’istituzione eccezionale in Italia per l’entità della collezione, per la qualità e per la sua natura pubblica: nel 1983 un comitato di privati cittadini costituì un fondo collezionistico stabile con il proposito di raccogliere testimonianze grafiche dell’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi. Il comitato composto tra gli altri da Attilio Forgioli, Flaminio Gualdoni, Pino Mongiello, nel 1985 donò il fondo acquisito (43 disegni) al Comune: da allora, grazie anche a una convenzione con la Provincia di Brescia, la Raccolta si è accresciuta fino alla consistenza attuale di circa 700 disegni, oggetto di periodiche esposizioni nazionali e internazionali.

Nella Raccolta sono rappresentate le tendenze dell’arte italiana dal Secondo Dopoguerra alla contemporaneità attraverso alcuni importanti precedenti (De Pisis, Romani, Martini) e le opere dei maggiori protagonisti, da Fontana, a Licini e Sironi, alle ricerche astratte di Soldati, Dorazio, Accardi, Sanfilippo, all’informale (Birolli, Morlotti, Vedova, Mandelli, Afro), al neorealismo e alle posizioni neofigurative (Forgioli, Francese, Cavaliere, Stagnoli), fino alle espressioni più recenti.

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